Antonella Di Berto Mancini Stampa
Lunedì 08 Febbraio 2010 17:58

 

Antonella si presenta
Sono una Psicologa e Psicoterapeuta che da oltre vent’anni lavora nel campo della psicologia dell’età evolutiva, all’interno di un Servizio di Salute Mentale e Riabilitazione dell’Età Evolutiva di una ASL di Roma.
Mi sono iscritta alla facoltà di Psicologia nel 1978 quando veniva attuata la riforma sanitaria con la legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale e metteva al primo posto la tutela e la promozione della salute, intesa non come assenza di malattia ma come uno stato di “completo benessere fisico, psichico e sociale” (definizione dell’OMS), determinando così un passaggio fondamentale, l’attenzione non più centrata sul singolo individuo ma l’attenzione alla persona inserita in un determinato contesto ambientale e sociale.
Ricordo ancora, da studentessa , la partecipazione all’apertura del primo Consultorio Familiare del mio quartiere che nasceva sulla spinta della nuova legislazione, dalla convergenza delle azioni di operatori, forze politiche e forze sociali. Quel consultorio divenne il punto di riferimento per le donne del quartiere che così identificarono un luogo dove confrontarsi su temi che da sempre sono dell’essere donna: spinta all’autonomia, alla propria indipendenza ma allo stesso tempo perno centrale dei legami familiari e dei rapporti con i sistemi che vi ruotano intorno. Da allora di strada ne ho fatta: ho iniziato a lavorare in una struttura pubblica e  sono  anche diventata mamma di due figli, in una società sempre più in rapida trasformazione, con cambiamenti talmente celeri che ci portano a dover far i conti con dinamiche sempre più complesse.
Questi percorsi  mi hanno consentito di esperire sulla mia pelle ciò che poi, nella professione, ho ascoltato tante volte dalle altre donne, riconoscendo la mia esperienza di vita, il mio coinvolgimento
emotivo e integrandolo nel percorso professionale. Ho costruito così una sensibilità professionale legata da sempre alle problematiche specifiche femminili.
La legislazione nel frattempo ha cambiato contenuti e modalità di attuazione, talvolta svuotandosi dei principi originari, ma non ho mai dimenticato il principio fondamentale a cui sono legata e cioè che lavorare con la persona che presenta un disagio significa sempre dover lavorare tenendo presente il contesto ambientale e sociale in cui è inserita.
Ho sempre lavorato con l’ottica di costruire intorno al soggetto portatore di sofferenza una rete di sostegno che mettesse in atto ogni risorsa disponibile per attuare l’intervento specifico.
Questo è tanto più vero quanto più si lavora con i bambini che vivono all’interno di relazioni familiari altamente significative e sono proprio queste relazioni ad essere talvolta disfunzionali e a creare disagio di cui il sintomo del bambino è espressione diretta.
Per questo oltre all’attività in senso più strettamente clinico, momento privilegiato di incontro con la persona,  nella mia attività professionale applico un modello teorico integrato valendomi di numerosi momenti di incontro con le risorse del territorio: Municipio, Cooperative del privato sociale e le Scuole, luogo primario di formazione per i bambini. E proprio all’interno del lavoro nelle scuole e alla collaborazione svolta negli anni con questa Istituzione che questo libro … ha preso vita.
 
 Lavorare con genitori e bambini mi ha portato a mettermi continuamente in gioco, con sfide sia a livello umano che professionale. La sofferenza e il dolore delle persone mi rende responsabile delle mie scelte terapeutiche nei loro confronti e questo ha determinato anche una continua formazione professionale e personale, sempre attenta a rinnovarmi e ad accettare nuove proposte che possano sempre ampliare il mio raggio di intervento; di stabilire, quando ne ho l’occasione, un contatto con tutti quelli che lavorano o lavoreranno con i bambini o con il dolore delle persone.
Credo fermamente che lavorare con i bambini a qualsiasi livello (puericultrici, asili nido, scuole, infermieri, famiglie) significa occuparsi del futuro di tutti: una società che presta attenzione alla crescita psicofisica dei bambini è una società positiva e promotrice di benessere. Le politiche socio-sanitarie dovrebbero investire sull’infanzia, poiché curarsi del bambino è curarsi dell’uomo futuro; il bambino deve divenire la base di un rinnovamento antropologico, sul bambino è in gioco la trasformazione della società. Un bambino migliore oggi è un adulto migliore domani. Non sottovalutiamo, inoltre, che a livello internazionale la presenza di disturbi mentali sta diventando un problema sempre più rilevante anche per le continue e rapide trasformazioni sia sociali che familiari.
 
Laureatami nel 1983 in Psicologia, indirizzo applicativo, ho preso la specializzazione in Psicoterapia Cognitiva -Comportamentale e sono stata Socio ordinaria della stessa per vari anni.
 

Ho svolto corsi di educazione alla salute per genitori e ho sempre indirizzato la mia formazione agli aspetti relazionali del bambino. Vedi il mio curriculum

 

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